350 18. La prima opera cui Francesco pose mano, appena
libero dal giogo del padre terreno, fu di riedificare un tempio
al Signore. Non pensa di costruirne uno nuovo, ma restaura
una chiesa antica e diroccata; non scalza le fondamenta,
ma edifica su di esse, lasciandone così, senza saperlo
il primato a Cristo. Nessuno infatti potrebbe creare un altro
fondamento all'infuori di quello che già è stato
posto: Gesù Cristo (1Cor 3,11). Tornato perciò
nel luogo in cui, come si è detto, era stata costruita
anticamente la chiesa di San Damiano, con la grazia dell'Altissimo
in poco tempo la riparò con ogni diligenza.
351 E’ questo il luogo beato e santo
nel quale ebbe felice origine, per opera di Francesco stesso,
l'Ordine glorioso delle «Povere Dame» e sante
vergini, a quasi sei anni dalla sua conversione. E’
là che donna Chiara, pure nativa di Assisi, pietra
preziosissima e fortissima, divenne la pietra basilare per
tutte le altre pietre di questa famiglia religiosa.
L'Ordine minoritico era già felicemente sorto, quand'ella,
conquistata a Dio dai moniti incoraggianti di Francesco, divenne
causa ed esempio di progresso spirituale per innumerevoli
anime.
Nobile di nascita, più nobile per grazia; vergine nel
corpo, purissima di spirito; giovane di età, matura
per saggezza; costante nel proposito, ardente ed entusiasta
nell'amore a Dio; piena di sapienza e di umiltà; Chiara
di nome, più chiara per vita, chiarissima per virtù.
352 19. Su di lei sorse il nobile edificio di preziosissime
perle, la cui lode non può essere fatta da uomini,
ma solo da Dio (Rm 2,29), perché non basterebbe il
povero pensiero e linguaggio umano a concepirla ed esprimerla.
Infatti domina tra loro, sopra ogni altra cosa, la virtù
di una continua e mutua carità, che unisce così
profondamente le loro volontà che, perfino in
una fraternità di quaranta o cinquanta persone,
come sono in qualche luogo l'identità del volere e
del non volere fa di tante un'anima sola. In secondo
luogo, brilla in ognuna la perla dell'umiltà, la quale
conservando i doni e i benefici celesti, fa sì che
esse meritino il dono di tutte le altre virtù. In terzo
luogo, il giglio della verginità e della castità
effonde su tutte loro il suo meraviglioso profumo, tanto che,
dimentiche delle preoccupazioni terrene, desiderano soltanto
meditare le realtà celesti. Questa fragranza fa sorgere
nei loro cuori tanto amore per il loro Sposo eterno, che l'integrità
del loro amore esclude ogni attaccamento alla vita di un tempo.
In quarto luogo, esse sono così fedeli al «titol
» della santissima povertà che a stento accondiscendono
alle necessità più urgenti del vitto e delle
vesti.
20. In un quinto luogo, hanno ottenuto la grazia particolare
della mortificazione e del silenzio a tal punto, che non fanno
praticamente alcuna fatica a dominare i sensi e a frenare
la lingua. Alcune di loro si sono così disabituate
a parlare che, quando ne sono costrette per necessità,
dimenticano quasi il modo corretto di pronunciare le parole.
In sesto luogo, tutte queste virtù sono in loro adorne
di una pazienza così meravigliosa che nessuna tribolazione
o molestia può spezzarne o mutarne l'anima. In settimo
luogo infine, hanno meritato di elevarsi alle altezze della
contemplazione, ed è in questa che esse imparano ciò
che devono fare ed evitare, e gustano la felicità di
stare nell'intimità con Dio, perseverando il giorno
e la notte nelle lodi e preghiere. L'eterno Iddio si degni
coronare con la sua santa grazia un inizio così santo
con una mèta ancora più santa.
353 E bastino ora queste poche parole per le vergini
consacrate a Dio e devotissime ancelle di Cristo. La loro
mirabile vita e la loro Regola encomiabile ricevuta da Papa
Gregorio, allora vescovo di Ostia, richiedono uno studio particolare
e un libro distinto.